lunedì 21 luglio 2014

Cinque cose che proprio non dovreste fare con Lightroom | Five things you just should not do with Lightroom

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Lightroom è un ottimo software, molto complesso e con strumenti e opzioni tali da rischiare di perdercisi.
Ciascuno di noi impara a usarlo secondo le personali necessità, però spesso, nel nostro workflow, non sfruttiamo delle potenzialità fondamentali.
Ecco un breve elenco di alcune delle "dimenticanze" che ho spesso riscontrato tra i miei allievi nella fase iniziale dei miei workshop:

  1. non sfruttare i metadati: non usarli renderà impossibile la ricerca delle nostre foto all'interno del database di Lightroom, soprattutto all'aumentare delle sue dimensioni. Incorporare dati come titolo, keyword e copyright, poi, ci evita un ulteriore lavoro quando carichiamo le immagini su siti come 500px;
  2. usare i preset senza personalizzarli: i "precotti" sono molto utili, ma impariamo a non accettarli passivamente e a usare, insieme con loro, anche le regolazioni manuali dei vari parametri, per ottenere esattamente il risultato che desideriamo, per ogni specifica fotografia; 
  3. non fare il backup del catalogo: come ogni altro file, anche il catalogo di Lightroom si può corrompere, facendoci perdere la catalogazione, ma anche lo storico di tutte le modifiche non distruttive che nel tempo abbiamo applicato alle nostre immagini;
  4. usare superficialmente il pennello: i due pennelli correttivi sono strumenti fondamentali per intervenire in aree specifiche delle foto, impariamo a modificarne le caratteristiche e a utilizzarli usando i vari cursori della sezione Sviluppo;
  5. non aggiungere plugin esterni: Lightroom è, in questo senso, un "sistema aperto", che può essere potenziato tramite elementi di terze parti, come preset, plugin, servizi di pubblicazione e altro ancora. Provateli, spesso sono gratuiti o in versione demo (soprattutto i plugin), vi renderete conto che alcuni di essi renderanno il vostro workflow più semplice ed efficace. 


La valle oscura: un interessante (north) western | The dark valley: an interesting (north) western

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Uno straniero misterioso, una catena di delitti, uomini a cavallo e un villaggio isolato: ci sono tutti gli elementi per un thriller di ambientazione western.
La caratteristica del film La valle oscura (Das finstere tal) è, però, quello di essere ambientato in una valle alpina, alla fine del diciannovesimo secolo.
Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Thomas Willman, ha tra i suoi punti di forza al scenografia, un'ottima sceneggiatura e una fotografia veramente molto bella, dark e inquietante.
Riguardo a dialoghi e interpretazione, aspetto di riuscire a vedere il film in italiano o in inglese, o almeno sottotitolato in queste due lingue.
Per ora sono riuscito solo a vederlo in tedesco, lingua con la quale non è che abbia una grande confidenza.




sabato 19 luglio 2014